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giovedì 4 dicembre 2014

La società letteraria di Sella di Lepre - Pasi Ilmari Jääskeläinen


Se avete intenzione di leggere questo libro, se l'avete messo nella wishlist, se l'avete già comprato e vi accingete a leggerlo, allora prendete tutte le vostre aspettative a proposito, e mettetele da parte perché nulla di quello che vi aspettate da questo libro si avvicina minimamente al suo reale contenuto. Ok, è vero c'è la società letteraria del titolo...è questo di cui parla il libro ma di una società così strana di sicuro non avete mai sentito parlare e quando conoscerete le regole del Gioco, rimarrete a bocca aperta. Preparatevi a stranezze e imprevisti alla Murakami way, pagine infestate da nani, fate , ondine che disturberanno la vostra lettura quanto più cercherete di capirci qualcosa.

Incipit

"Quando un assassino di nome Raskol'nikov venne ucciso in mezzo alla strada sotto i suoi occhi la lettrice dapprima rimase sbalordita e poi irritata. A colpirlo al cuore fu Sonja, prostituta dall'animo puro. Successe nel mezzo di un tema sul classico di Dostoevskij.
La lettrice si chiamava Ella Amanda Milana, Ventisei anni, splendide labbra carnose e un problema alle ovaie."

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Sarà un post un po' diverso dal solito, più breve prima di tutto, e magari anche un po' cattivo, dato che non sono clemente con i libri che non mi piacciono. Può essere che sia io a non averci capito nulla, o magari è stato il fatto di averlo letto dopo Stoner a crearmi qualche problema di immedesimazione, oppure qualche strana legge per cui i libri che compro con più entusiasmo sono anche quelli che mi piacciono di meno.
So che qualche riga fa poteva sembrare che il libro mi fosse piaciuto. In realtà non so neanche io che cosa pensare. Durante la lettura ho alternato il disperato tentativo di lasciarmi trasportare al desiderio incoercibile di attuare una defenestrazione violenta di questoammassodipagineslashsprecodicarta. Non nego che ci siano degli ottimi spunti, tutti però abilmente assassinati:
- libri che mutano: l'idea dell'esistenza di alcune copie di libri famosi con un finale diverso rispetto all'originale è interessante ma attribuire questa anomalia a un fungo o muffa, è assurdo.
- la società letteraria: leggere un libro su una società letteraria per un lettore amante dei libri è come partecipare a une festa, una festa da cui però si può uscire anche estremamente delusi. Ma poi una società in cui raccontarsi i segreti è definito colare? 

pag. 176
"Per quanto mi riguarda possiamo anche iniziare"  disse Talvimaa "fammi colare".

La prima volta che il termine è comparso ho pensato a uno sbaglio, a un errore di traduzione. Poi ho letto lo stesso termine almeno altre venti volte, e ogni dubbio si è dissipato. In questa esclusivissima società letteraria non si dice raccontare, si dice colare. 

Altra cosa che ho odiato: la stranezza della storia e dei dialoghi con evidenti risonanze murakamiane. 

Ho amato invece la storia di Oskar, che compare come un fantasma nei racconti dei membri della società e regala alla storia un pizzico di quell'allure magica a cui essa disperatamente aspira. Avrei dedicato più pagine alla caratterizzazione di questo personaggio che a molti altri dettagli almeno per me inutili. Forse allora il libro mi sarebbe piaciuto di più, scevro da tutti questi particolarismi che lo rendono difficile da digerire e amare, senza questo stile nevrotico e immaginoso fatto di frasi che si rincorrono a un ritmo sfrenato e levano ogni sacralità all'arte del racconto, che è fatto di tempi, di ritmi, di punti messi al posto giusto.

Poi la fine. L'autore ci congeda così:
"Mie care creature, a volte assistiamo a fatti miracolosi, raggiungiamo luoghi che non avremmo nemmeno potuto sognare. Solo colui che non ha mai imparato niente crede di poter conservare in eterno ciò che trovato."

Una bella frase che però mi sembra non c'entri niente col resto. 
Stelle da dare, solo due, e neanche intere.