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domenica 13 settembre 2015

L'incastro (im)perfetto - Colleen Hoover

Gli darai tutto quello che hai. Ti aspetterai tutto quello che non può darti. L'amore, noi lo conosciamo, infedele o bugiardo. E poi c'è il peggior tipo. L'amore che non vuole essere chiamato amore, che consuma tutto lo spazio tra due persone e si dissolve prima di assumere una forma propria, di definirsi dentro baci, carezze e altre smancerie da fidanzati, perché quello è il segno che le cose si stanno complicando quando non dovrebbero, quando invece dovrebbero fermarsi, non procedere più,  congelarsi in una forma che è più brutale ma più sicura dell'amore, in cui basta che ci sia attrazione reciproca e qualche semplice regola ad arginare eventuali fuoriprogramma, a impedire che il rapporto non degeneri, non vada oltre le linee, che nessuno legga tra le righe quello che tra le righe non c'è. Ugly love. Perché? Perché l'amore può essere brutto, tanto quanto sa essere bello. Inciampa sui nervi scoperti, cade in ginocchio sui tasti dolenti. È amore fortissimo un attimo, e un attimo dopo non lo è più.
Tate e Miles sono i due pezzi dell'incastro imperfetto, come ha voluto la traduzione italiana. Si conoscono e si scoprono attratti l'uno dall'altra, è una sfida, una partita in cui si fronteggiano il bello e il brutto dell'amore, in una lotta continua. Tate, è una donna, è come tutte. Si sa quello che vuole dalla prima volta in cui i suoi occhi incontrano quelli di lui. Anche se meno efficace di un'immagine, la scrittura qui sa essere evocativa. Ma di Miles non sappiamo niente, mentre vorremmo sapere tutto, quel tutto che si alterna all'intreccio principale, una storia incastrata nella storia, un altro romanzo nel romanzo. 
Il punto di vista femminile non è l'unico di cui possiamo apprezzare le infinite sfumature.  Il mondo qui, ha due interpreti, due punti di vista da cui ci possiamo divertire a osservarlo, senza chiederci quanto possa risultare realistico il mondo visto con gli occhi di un uomo, se a parlarcene è una donna, perché in fondo è una finzione, e non ci importa. Non ci importa nemmeno che non sia tanto originale, che sia una storia scritta e riscritta, vista e rivista, l'ennesimo di quei canovacci con cui cinema e letteratura ci hanno già ampiamente subissato. La storia funziona, si legge, è la classica lettura che non impiega più di due giorni a consumarsi, e per qualche motivo rimane impressa, pur non essendo un esempio di quella letteratura a cui si dovrebbe aspirare, sia come scrittori che come lettori.


«Qualcuno ti ha pugnalato al collo, signorina.»
Spalanco gli occhi e mi giro lentamente verso l'anziano signore al mio fianco. Questi preme il pulsante dell'ascensore, mi guarda con un sorriso e indica il mio collo.
«La voglia» mi dice.
D'istinto porto una mano sulla piccola voglia circolare appena sotto l'orecchio.
«Mio nonno diceva che la posizione di una voglia racconta la storia di come una persona ha perso la vita nel suo passato. Direi che tu sei stata pugnalata al collo. Ma scommetto che è stata una morte rapida.»




5 commenti:

  1. Sono contenta che ti sia piaciuto :)
    Io amo la Hoover, e a parte due suoi romanzi, che non ho ancora avuto modo di leggere, ogni storia é stata a dir poco meravigliosa :)

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  2. Io non la conoscevo, prima di questo romanzo. È stata una piacevole scoperta :)

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  3. Mi fa piacere ti sia piaciuto! La Hoover é una garanzia :) Spero leggerai altro di suo ;)

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  4. Mi hai fatto venire voglia ancora di più di leggerlo *.*
    Mi sono unita ai lettori fissi perché mi piace proprio il tuo angolino! Se ti va di ricambiare il follow io sono qui!

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    1. Grazie mille per essere passata di qui e per avermi invitata al mio primo link party, che non so che cosa sia e a cui non vedo l'ora di partecipare :D

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