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giovedì 12 novembre 2015

Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde

“Uno dopo l'altro si alzano i sottili veli di grazia scura, e a grado a grado le cose si vedono restituire le loro forme e i loro colori, e vediamo l'alba rifare il mondo nel suo disegno antico. Gli esangui specchi risplendono la loro vita imitativa. Le candele spente stanno in piedi là dove le abbiamo lasciate, e accanto a loro giace il libro semisfogliato che stavamo studiando, o il fiore con un filo di metallo per gambo che abbiamo portato al ballo, o la lettera che non abbiamo avuto il coraggio di leggere, o che abbiamo letto troppo spesso. Nulla ci sembra mutato. Dalle ombre irreali della notte ritorna la vita reale che ben conosciamo. Dobbiamo riprenderla là dove abbiamo smesso, ed ecco che si impossessa di noi il terribile senso della necessità di continuare a spendere la nostra energia nella stessa noiosa routine di abitudini stereotipate, o forse il selvaggio desiderio di poter aprire i nostri occhi su un mondo rinnovellatosi nella tenebra per il nostro piacere, un mondo in cui le cose abbiano forme e colori nuovi, e sia mutato, o abbia altri segreti, un mondo in cui il passato abbia poco o nessun posto.”
da Il ritratto di Dorian Gray (O.Wilde)
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/tempi-moderni/frase-99097?f=w:4>

domenica 1 novembre 2015

Un po' di poesia - Walt Whitman, Il canto di me stesso


XXXI

Credo che una foglia d'erba non sia meno di un giorno
di lavoro delle stelle,
e ugualmente è perfetta la formica, e un grano di sabbia,
e l'uovo dello scricciolo,
e una raganella è un capolavoro dei più alti,
e il rovo rampicante potrebbe adornare i salotti del cielo,
e la più stretta linea della mia mano se la può ridere di
ogni meccanismo,
e la vacca che rumina a testa bassa supera ogni statua,
e un topo è un miracolo sufficiente a far vacillare miriadi di miscredenti.

Scopro che incorporo gneiss, carbone, muschio dalle
lunghe striature, frutta, grani, radici commestibili,
sono stuccato, dipinto di quadrupedi e uccelli,
e ho distanziato ciò che è rimasto indietro per buone ragioni,
ma posso richiamare ogni cosa se lo desidero.

Invano affrettarsi o ritrarsi,
invano le rocce plutoniche emettono la loro antica vampa
contro di me quando mi avvicino,
invano il mastodonte si ritira sotto le sue ossa fatte
polvere,
invano oggetti se ne stanno leghe e leghe lontano e
assumono forme molteplici,
invano l'oceano si sistema nelle sue caverne profonde e i
grandi mostri vi giacciono,
invano la poiana fa del cielo la sua casa,
invano il serpente striscia tra i rampicanti e i tronchi,
invano l'alce va per i più interni passaggi della foresta,
invano la gazza marina dal becco a rasoio fa vela per il
nord sino al Labrador,
io la inseguo veloce, salgo al suo nido nella fenditura del dirupo.

Da Il canto di me stesso (Foglie d'erba, Walt Whitman)