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lunedì 9 maggio 2016

Purity - Jonathan Franzen


Un grande scrittore agita interi mondi semplicemente col pensiero. E  quando li mette nero su bianco, crea capolavori. Il pensatore è uno scrittore potenzialmente perfetto. Prima di scrivere ha già un progetto ben definito. Si accontenta di pochi personaggi per scrivere una storia che valga per tutti. La madre oppressiva, lo schizoide, la bellezza perfetta che provoca invidia nelle donne e impazzimento ebete negli uomini, la purezza fatta persona, il padre sconosciuto, la compagna gelosa, la madre senza figli, molto frequente, i figli senza madri, ancora più frequenti, i corteggiatori snobbati, la donna molto desiderata. Senza se e senza ma, senza troppi giri di parole, senza andare alla ricerca dell'impossibile, Franzen crea una storia che sta in piedi, anche senza troppi fatti. Che il lettore creda pure a quello che vuole, tanto i misteri vengono svelati alla fine e il più bello arriva al momento giusto, proprio quando è tempo di rimettere le cose a loro posto, di trasformare gli stereotipi in archetipi, i bruchi in farfalle. Il culmine, il climax, non è il momento passeggero, è la vetta della montagna, la parte che si vede per ultima, il non proprio dulcis che rimane sul fondo, per essere raccolto prima di dire basta. Lo scrittore lo lascia per ultimo, perchè anche girare l'ultima pagina non sia un evento collegabile alla fine, ma a un più gaudente nuovo inizio.