Pagine

domenica 17 luglio 2016

Cecità - Saramago


Cosa ti aspetti da un premio Nobel per la letteratura? Ti aspetti quello che non hai mai letto,  quello per cui ogni volta torni in libreria e che puntualmente non scegli mai, fidandoti dell'ennesimo scrittore appena arrivato, dell'ennesima copertina opalescente, che di quello che promettono non regalano nulla. Tu sai che quello che cerchi non lo vuoi veramente. Non vuoi veramente leggere uno di quei libri, uno dei capolavori.

 Sai che, se quel signore che si chiama Saramago non avesse preso il Nobel per la letteratura nel 1998, non ti saresti azzardata a confrontarti con lui, non avresti comprato Cecità, non ti saresti obbligata a leggerlo fino alla fine, ad assorbire ogni lettera, ogni parola. E invece l'hai letto e ora puoi dire di aver letto Cecità, di Saramago, che un lettore come si deve, uno coi controfiocchi, non può non aver letto. Al posto di un titolo che non ti dice nulla, scritto insieme a tanti altri sulla lista dei libri che leggerai a tutti i costi, c'è un nome che adesso ti dice tutto. Leggi Cecità ma vedi. Vedi, anche se i personaggi non vedono, l'immagine immensa e schietta dell'umanità. Ne fai parte anche tu. Un libro che parla della cecità, come se fosse una malattia, ma tutti sono in grado di rendersi conto che più che una malattia, è una condizione imprescindibile. Da cosa non prescinde? Dal degrado morale di questi anni, dal mondo pieno di leggi ma privo di contegno, da una civiltà che si professa tale ma è soltanto un regno animale.

Così non puoi fare a meno di provare disgusto per il primo che diventa cieco,  per il medico e la moglie del medico,  per la ragazza dagli occhiali scuri, per il vecchio con la benda nera. Li conosci così, senza nomi e sai che per tutto il libro dovrai accontentarti dei soprannomi, perché non esistono nomi e cognomi.

Non esiste una città, un posto che puoi chiamare casa.

Quando parli di quello che stai leggendo, non puoi dire: sto leggendo un romanzo ambientato a...non puoi dirlo, sai solo che c'è una storia che accade da qualche parte e che per quanto inverosimile ti sembra vera più di tutte le altre che hai letto. Perché più o meno consapevolmente puoi dire che non succederà mai, ma che in un certo qual modo sta già accadendo. Una bella contraddizione. Ma la devi accettare così come devi accettare che la cecità sia contagiosa e che si propaghi come una macchia di olio su tutto ciò che incontra, su tutte le anime del romanzo, privandole del senso forse più importante.

Tutte tranne una, la moglie del medico, che non si sa perché, lei vede, unica tra tutti. Tu osi dire che sia un espediente letterario, perché se non fosse per lei, i ciechi non potrebbero fare quel minimo che fanno nel libro, raggiungere i bagni, nella fase di reclusione in manicomio, tornare alle loro case nella fase della libertà, procurarsi il cibo e mangiare.

È lei una piccola luce guida, quella che vede per tutti gli altri, che grazie a lei la cecità è un po' meno cecità. Tanto, uno a uno diventano tutti ciechi, hai paura di diventarlo anche tu mentre leggi ( cos'è l'ipocondria? Io? Ipocondriaca? Ma no! ). Diventano tutti ciechi e da civili diventano, anzi tornano bestie. Cosa ci vuoi dire Saramago? Che siamo tutti ciechi? Sono d'accordo. Ci dovevi proprio costruire un intero romanzo su questa metafora e farlo diventare un capolavoro, apprezzato e osannato da tutti. "Ma tu hai letto Saramago?" "No, perché?" "Eeeh, leggilo, leggi Cecità".

E poi disgustati, schifati, aggiungeresti, perché non c'è limite al peggio. Lo leggi, perché immagini che dentro ci sei anche tu, la cecità non risparmia nessuno. E non sai come, ma arrivi alla fine, resisti alla punteggiatura che segue logiche tutte sue e leggi le ultime parole. Ti pare di scorgere un infinitamente piccolo messaggio di speranza, perché in fondo non è tutto nero, anzi bianco. Ma non osi dirlo, forse lo vedi solo tu.

2 commenti:

  1. Ciao Frances! Anch'io ho letto il romanzo di Saramago, ma qualche tempo fa e penso avrei bisogno di una rilettura per schiarirmi le idee :) Sono felice di ritrovarti nella blogsfera ;)

    RispondiElimina
  2. Ciao Gresi! È sempre un piacere anche per me ritrovarti qui e leggere i tuoi commenti...gli altri di Saramago li hai letti? Quale mi consiglieresti?

    RispondiElimina