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martedì 16 settembre 2014

La verità sul caso Harry Quebert - Joël Dicker

Non vorrei proprio cominciare il mio primo post con questo libro ma è l'ultimo che ho letto e prima che sparisca dalla mia mente mi sento in dovere di dire qualcosa su questo romanzo assurdo e davvero mal scritto.
Dunque visto che ho già detto che è assurdo e davvero mal scritto, che è l'opinione complessiva che me ne sono fatta, non resta molto da dire se non che questo libro è proprio l'esempio di come una pubblicità smisurata riesca a offuscare il giudizio di un intero popolo di lettori e di come anche una bellissima copertina e una bella edizione siano riuscite a ottundere il mio.
L'idea di un libro meraviglioso serpeggia da un lettore all'altro e con movimenti lenti e la promessa di sette centinaia di pagine piene di colpi di scena ci ipnotizza tantissimo.
Ma la domanda è: è possibile che una tale stregoneria dai piani alti riesca a discendere verso di noi, poveri e ignari lettori? Chi diavolo è che permette la pubblicazione di un romanzo che sembra non essere stato revisionato un numero sufficiente di volte da impedire certi strafalcioni narrativi? Un vero peccato perché ripulita dalla prosa infantile e dai dialoghi sempliciotti la storia di base sarebbe di per sé bellissima, con la giusta dose di intrigo e rimescolamento delle carte per cui arrivi alla fine rendendoti conto che non avevi capito una mazza dall'inizio.

L'inizio. Dov'è l'inizio? Se volessi riportare l'incipit di questo roman, dovrei scrivere pag. 7, pag. 11 o pag. 17?

Estratto da pag. 17.
All'inizio del 2008, all'incirca un anno e mezzo dopo essere diventato, grazie al mio primo romanzo, il nuovo beniamino delle lettere americane, fui colpito da un terribile blocco dello scrittore, una sindrome che sembra piuttosto diffusa tra gli autori baciati da un successo istantaneo e clamoroso.

Eccola qui, neanche tanto nascosta tra le prime righe, la ragione di tutto. Il motivo che spinge Marcus Goldman, il protagonista, (oppure il protagonista è Harry Quebert, oppure è il libro scritto da Harry Quebert oppure quello meraviglioso che alla fine Marcus riesce a scrivere sulla storia di Quebert che ha scritto un libro meraviglioso), insomma il motivo che spinge Marcus Goldman, dicevo, a chiamare il suo unico e vero amico, Harry Quebert, il suo ex professore al college, per dirgli che non riesce più a scrivere nulla. Ed Harry gli propone, ma guarda, di andarlo a trovare ad Aurora, per ritrovare l'ispirazione. E Marcus ci va, giusto pochi mesi prima dei "tragici fatti che mi accingo a raccontare in queste pagine". Brr, che brividi.

Sì perché ad Aurora 33 anni prima del momento in cui si svolgono i fatti (era necessario andare così lontano) una ragazzina di nome Lola era scomparsa nel nulla.
2008: il cadavere di Nola viene ritrovato nel giardino di Harry Quebert perché a un certo punto della sua vita il signor Quebert deve per forza piantare delle ortensie proprio nel punto in cui è stata seppellita Nola.
Altri dettagli agghiaccianti preferisco tralasciarli.
Così Marcus decide di indagare, per scagionare Harry che chiaramente è stato accusato visto che aveva un cadavere in giardino, gironzolando a piede libero nella cittadina, ignaro della doppia faccia dei suoi abitanti, mentre qualcuno semina sul suo cammino messaggi minatori e mentre continua a essere chiamato "signor scrittore" da praticamente tutti. Io avrei già abbandonato Aurora e tutto. Ma chiamarlo Marcus no?

Ogni tanto rispuntano le lettere che Harry e Nola si scrivevano (ah giusto perché Harry cinquantenne e Nola quindicenne si erano innamorati perdutamente l'uno dell'altra) di una banalità amorosa indicibile che Romeo e Giulietta ne verrebbero eclissati.
Mio tesoro,
tu non devi mai morire. Sei un angelo, e gli angeli non muoiono mai.
Come vedi, ti sono sempre vicino. Ti prego, asciugati le lacrime. Non sopporto di vederti triste. Ti bacio, sperando di mitigare la tua pena.

Bla, bla, bla. Sogno di ballare con te.

Mio angelo meraviglioso,
Un giorno tu e io balleremo. Bla bla. E balleremo, balleremo sulla spiaggia.

Amore caro, ballare sulla spiaggia: non penso ad altro. Dimmi che un giorno mi porterai a ballare sulla spiaggia, tu e io. 

Vabbé insomma questi vogliono ballare. Organizziamo loro un ballo porca miseria.

Per non parlare dei consigli utilissimi ma davvero davvero utili che Harry dà a Marcus per scrivere un buon libro e che effigiano l'inizio di ogni capitolo, la cui numerazione procede al contrario.
Qualche esempio:
16.
Le origini del male.
 Harry, quanto tempo ci vuole per scrivere un libro?
Dipende.
Da cosa?
Da tutto.

Mh, utile, non c'è che dire.

25.
A proposito di Nola.
Insomma Harry come si diventa uno scrittore?
Non dandosi mai per vinti. Sai Marcus la libertà l'aspirazione alla libertà è una guerra in sè. Noi viviamo in una società di impiegatucci rassegnati (ma come ti permetti? non possiamo essere tutti scrittori ricchi sfondati come te, ma tu vedi questo) e bla bla bla.

21.
Della difficoltà dell'amore.
Marcus, sai qual è l'unico modo per misurare quanto ami una persona?
No.
Perderla.

Ma davvero?! Mi sembra di averlo già sentito da qualche parte.
Insomma di cose ne ho già dette troppe anche perché nonostante tutto ognuno è libero di comprare questo libro e di scoprire da sé il colpevole, anche se l'unica cosa che posso dire è che tutti sospetterebbero del povero Luther Caleb, un povero cristo brutto come l'ebola, che ha la sfortuna di essere buono in un mondo di cattivi, pur sembrando cattivo in un mondo di persone che sembrano buone. Insomma tutto è il contrario di tutto in un giallo pieno di consigli per scrittori ma in cui l'unica cosa da consigliare sarebbe quella di non scrivere un libro come questo.

Ah, l'unica cosa che mi è piaciuta è la numerazione dei capitoli. Magari anche il fatto che fino alla fine non sono riuscita a scoprire chi cavolo fosse l'assassino, quindi almeno la sua funzione di giallo l'ha compiuta. Rimane pur sempre un libro leggero da leggere, in queste sere di settembre. Pare che lui stesso fosse cosciente di non star scrivendo un capolavoro.

Avete presente Homeland, la serie tv? Vedi una puntata, poi un’altra, poi cominci a fare delle stupidaggini tipo vederne quattro di fila di notte così il giorno dopo non riesci a lavorare… La mia ambizione era ottenere lo stesso risultato con un libro».

2 commenti:

  1. Mal scritto addirittura? Non mi aspettavo che fosse un granché, ma nemmeno un tale sfacelo! :)

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    1. :D forse ho esagerato un po’ quando ho scritto questa recensione, però davvero non scherzo se dico che durante la lettura trasecolavo. Non so se sono certe idee a essere assurde oppure sono io che non sono più in grado di lasciarmi trasportare da un libro ;)

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