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mercoledì 27 maggio 2015

Bees : la fortezza delle api - Laline Paull




Titolo originale : Bees
Pagine: 392


Bees, La fortezza delle api è la cronaca della vita di uno stuolo di api, una fiaba bucolica che diventa distopia quando un'anomala diversione si insinua nel naturale assetto dell'alveare. Una storia fantasiosa che ha un famoso precedente: ne La fattoria degli animali di Orwell, gli animali di una fattoria parlano, pensano, sentono, e lo fanno anche lucidamente. Unico loro ragionevole chiodo fisso: ribellarsi al dominio prepotente degli uomini e conquistare il potere. Ma qui in Bees, dell'uomo non vi è che una debole e lieve traccia. C'è più di Hunger Games, rispetto a cui è lampante la sovrapposizione dei temi, come la divisione in caste, e uguale la distorsione dello spirito sociale a beneficio di un solo gruppo che per forza e caparbietà è riuscito a imporsi sugli altri, nonostante i propositi discutibili. Il mondo delle api si prestava perfettamente alla costruzione di un romanzo distopico. Le api, come altri insetti, sono individui sociali e come tali rispettano un sistema di rigide regole in cui il benessere collettivo viene sempre prima di quello del singolo ed è così importante che a esso le api sacrificano persino la propria vita.

Nell'alveare gemmato dalla fantasia di Laline Paull, le cose non vanno esattamente così. Conosciamo subito Flora 717 che dal momento in cui sbarca nella Sala degli Arrivi, sa già chi è, cosa fare e dove andare. Impossibile non prenderla a cuore. Le api sono migliaia, tra di loro si chiamano sorelle e la loro costituzione conta un'unica legge: "accettare, obbedire, servire". Per Flora 717 e le sue compagne, il rispetto di questa legge è un compito a cui prestarsi senza avanzare pretesti. Ogni giorno le api esploratrici escono a bottinare con intrepida operosità, impollinano i fiori e perlustrano le vicinanze dell'alveare, per poi tornare nei propri esagoni di cera, cariche di nettare con cui nutrire le larve,  leste e impeccabili nell'adempimento del loro compito: proteggere, nutrire, fortificare l'alveare.
Costanti e pertinaci sono anche perfettamente organizzate: dalle caste più misere a quelle più in vista incontriamo le spazzine flora, le bottinatrici stoppione, le guardiane cardo, le convolvolo, le salvastrella,  le sacerdotesse salvia, e infine al centro di tutto, la Santa Madre, sacra quanto la Mente dell'alveare, alias la regina, dal primato indiscutibile, amata e riverita dalle api e da cui loro sono riamate. 

Quest'idillio dorato è presto inquinato dalla minaccia sovversiva che ogni sistema rigido e composto ha incluso nel proprio pacchetto. Flora 717 è una spazzina ma qualcosa la distingue dalle altre operaie della sua casta. È intelligente e sa parlare, come le api delle caste più elevate, particolarità che le consentiranno di ascendere al ruolo di ape bottinatrice, grazie al coraggio e alla temerarietà dimostrati, di avere accesso alle stanze della regina, di annusare i pannelli della biblioteca dove sono custodite le sei Storie degli Odori, di esibirsi nella complessa danza con cui le api si comunicano le informazioni sul territorio, di ottenere infine la stima delle sorelle. Tutto regolare, fintantoché Flora non scopre di avere lei stessa un segreto da custodire.

Dentro Bees c'è tutto questo, c'è il ronzio flagrante delle idee nuove, delle storie che sanno stupire e tenere compagnia e soprattutto ci sono le api, che lo confesso, mi ispirano un'enorme simpatia. Profeticamente Einstein disse che l'uomo non resisterebbe neanche quattro anni se improvvisamente dovessero estinguersi le api. Il miele, la propoli, la cera d'api e la pappa reale non esisterebbero più, e nemmeno il polline viaggerebbe più da un fiore all'altro. Qualcuno ha dedicato un romanzo intero a questo popolo di laboriose benefattrici, un libro che potrebbero adorare persino quelli che non sono dei veri e propri bee lovers



“Era schiacciata nella celletta e l'aria era calda e fetida. Tutte le articolazioni del corpo le bruciavano per via di quel frenetico agitarsi contro le pareti; aveva la testa premuta contro il torace e le zampe contratte dai crampi, ma i suoi sforzi non erano stati vani: una parete stava per cedere. Scalciò con tutte le sue forze e sentì che qualcosa si incrinava e si spezzava. Spinse, strappò e morsicò, fino ad aprire un varco che comunicava con l'aria fresca.”

giovedì 21 maggio 2015

Note sui libri

Ci sono sogni che nascono dai libri, silenziosamente prendono vita negli spazi tra le parole e delle parole si alimentano, si nutrono. 
Ci sono vite parallele che procedono segretamente nei libri, fatte di sensazioni più complesse e profonde di quelle concesse dalla realtà. 
Le storie che si leggono nei libri contengono significati che la realtà contiene ma non spiega o non vuole spiegare. 
Dai libri si imparano tante, tantissime cose, certe volte più di quelle che la nostra sensibilità e la nostra fantasia sono in grado di abbracciare. Storie che fanno bene e storie che fanno male.  Non so quando leggere è diventato così fondamentale per me. Non ricordo qual è stato il primo libro che ho letto. Ho avuto un imprinting decisivo con i libri di Michael Hoeye, libri d'avventura con un topo per protagonista, Hermux Tantamoq ( niente a che fare con Geronimo Stilton ). Ma più di tutti deve essere stato Harry Potter a iniziarmi. Sono stata fortunata a leggerlo mentre crescevo. Da bambina l'ho amato come da ragazza, come lo amo ora, che sono un po' più adulta. 
Clive Cussler mi ha cambiata a 12 anni, Zafon mi ha conquistata quando ne avevo 16, Murakami quando ne ho avuti 18. Amori che durano ancora adesso, forse soltanto un po’ alleggeriti dal tempo. Qui e lì qualche amorazzo che non è durato, come quello per i bestseller di Dan Brown e altri autori con cui non ho avuto che una singola e breve conoscenza. 

Ora per esempio sto rileggendo L'ombra del vento, ed è un'esperienza completamente diversa rispetto a quando lo lessi per la prima volta, più o meno otto anni fa. In mezzo sono passati tanti libri, tra cui classici e capolavori. Sono più propensa a criticare che ad apprezzare di quanto lo ero allora. E questo significa anche che è diventato molto più difficile trovare qualcosa che mi appassioni senza stancarmi. Ho interrotto la lettura de I miserabili, non perché non fosse abbastanza appassionante, anzi tutto il contrario, è bellissimo, ma perché dopo seicento pagine (solo del primo volume) di un certo tipo di letteratura si sente la necessità di fermarsi un attimo e recuperare le energie (un po’ iperbolico forse, ma è quello che in fondo sto facendo.)


I libri, loro non ti abbandonano mai. Tu sicuramente li abbandoni di tanto in tanto, i libri, magari li tradisci anche, loro invece non ti voltano mai le spalle: nel più completo silenzio e con immensa umiltà, loro ti aspettano sullo scaffale.
(Amos Oz)


mercoledì 20 maggio 2015

Il ritorno del giovane principe - A.G. Roemmers

Non scrivo sul blog da un bel po’. Oggi torno qui con una favola che parla di ritorni (niente di premeditato), di crescita, di aspettative, di illusioni, di cambiamenti. Niente di strano che un viaggio particolare abbia un protagonista altrettanto speciale. Il piccolo principe torna un po’ cresciuto, per ricordarci quanto ci era mancato, quanto l'abbiamo adorato la prima volta.
Libro delicato, breve come una favola, eppure umanamente denso e significativo, Il ritorno del giovane principe, è un dolce richiamo a uno dei libri più amati di ogni tempo. Malinconico come il piccolo principe a cui si ispira, ma ricchissimo di precetti, a cui concedere più di una lettura, e di colorati e splendidi disegni.
 Capitolo 15
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Ero totalmente assorto nel piacere della mia guida sportiva lungo la sinuosa strada che costeggiava la riva di un ampio lago, in mezzo a un bosco di pini. Ogni volta che cambiavo marcia, il ronzio del motore mi percorreva la schiena come un brivido. In quel momento così speciale, per un amante delle auto e della velocità come me, l'improvvisa interruzione del ragazzo mi si rovesciò addosso come una nevicata in primavera.

«Prima mi parlavi della gente seria», mi ricordò. «Cos'altro sai di loro?»

«Qualche altra cosetta», bofonchiai, rassegnato al pensiero che sarebbe stato del tutto inutile spiegargli che aveva appena mandato in frantumi un'incomparabile sinfonia meccanica.
«In fin dei conti, c'è mancato poco che anch'io mi trasformassi in uno stimato membro di questa specie.»

«E perché non è successo?» Come al solito, le domande del giovane principe erano sempre dirette al nocciolo della questione.

«Osservando la gente seria che mi circondava, tutte persone rispettabili e di successo, mi sono accorto che nessuno di loro era davvero felice.»

«Non mi verrai a dire che l'ordine e la disciplina li rendevano infelici, vero?» azzardò in tono perplesso.

«No» , risposi. «Il fatto è che le persone serie che amano tanto l'ordine, il più delle volte detestano le sorprese e qualsiasi cosa sfugga al loro controllo. Ma più controllo esercitano, meno riescono a godere. Amano vivere in un mondo senza stupore né meraviglia. I cambiamenti, per quanto piccoli, scatenano la loro rabbia o preoccupazione, e la nostra instabile realtà nasconde innumerevoli occasioni per entrambe le cose.»

«Questo mi ricorda un lampionaio che non riusciva a tradire la sua consegna», spiegò il giovane principe. «Quando il pianeta su cui viveva si era messo a girare più in fretta, il suo lavoro era diventato infernale.»

«Be’», proseguii, «queste persone vivono la loro vita come il loro necrologio, in stile altisonante ed effimero, anche se magari non fanno altro che collezionare medaglie e diplomi. Nessuno ha il coraggio di aggiungere una nota al piede con scritto: “E nonostante tutto, non è stato felice”. Il cielo scrive sulla sua volta l'epitaffio che meritano con le stelle cadenti.»

«Nessuno dovrebbe inorgoglirsi di essere una stella cadente», fece notare lui.

«No, in effetti no», concordai. E poi aggiunsi: «Sono come piccole fiammelle che si spengono rapidamente, come lucciole nell'abisso del tempo.»

«Poi ci sono degli altri», proseguii nel mio ragionamento, «che, quando affrontano la realtà, sono incapaci di rinunciare ai propri ideali (da persone serie quali sono) e cercano di proteggerli con tale veemenza che finiscono per innalzare un muro attorno a sé che serve solo ad asfissiare il proprio spirito. Alle volte questo muro è costruito in maniera così perfetta che non riescono più a trovare neppure una fessura attraverso cui rientrare. E così rimangono chiusi fuori, come marionette senza fili, come fantasmi che non sanno chi sono, da dove vengono, né dove vanno. Il loro mondo vaga senza proposito e con il passare del tempo diventa freddo come una cometa.»

«Non voglio essere una cometa» precisò il giovane principe, prima di chiedere, «Che cos'è un fantasma?».

«Un fantasma è un'immagine priva di contenuto, un'ombra, un'apparenza carente di materia.» Quindi aggiunsi: «C'è gente convinta che i fantasmi non esistano. Io invece credo di sì, e che siano anzi molto numerosi, sparsi un po’ dappertutto. Per me, i fantasmi sono le persone che non hanno cuore.»

«Non voglio essere neanche un fantasma», rifletté il giovane principe, sempre più consapevole di quanto sia difficile crescere.

«In questo caso, non tradire i tuoi desideri, e non seppellirli dentro di te finché non saranno morti di stenti. Impara a combinare la realtà con le tue aspirazioni. Da’ il meglio di te, in tutto ciò che fai, come riflesso del tuo spirito, e offri il meglio di te ai tuoi simili, come riflesso del tuo amore. Vedrai che il mondo diventerà come quegli specchi deformanti, che riflettono e restituiscono ingigantito tutto ciò che darai senza un secondo fine. Perché l'unico modo di circondarti d'amore è offrirlo agli altri. A un certo punto, ti troverai a dover scegliere tra un mondo che gira solo intorno a te, come nell'infanzia e un mondo aperto agli altri, quello della maturità. Sarà allora che dovrai spogliarti dei tuoi capricci, delle norme rigide e dell'egolatria per crescere nella convinzione di difendere principi più nobili. Ama te stesso e riuscirai ad amare gli altri. Ama i tuoi sogni e portai usarli per costruire un mondo caldo e bello, pieno di sorrisi e di abbracci. Sarà un mondo in cui avrai voglia di vivere, che girerà su un'orbita multicolore. Se ci credi davvero e lo costruirai giorno dopo giorno in ogni tuo gesto, quel mondo diventerà possibile. E sarà la ricompensa delle tue buone azioni, perché non ho mai visto nessuno godere pienamente di una felicità immeritata. Solo le persone che amano davvero sono come stelle, e la loro luce continua a brillare su di noi anche dopo che se ne sono andate. »

Quando parlò, sentii l'emozione e il fervore vibrare nelle sue parole: «Quando morirò, voglio diventare una stella. Insegnami a vivere in modo che possa diventare una stella». Poi tenendo abbracciato il suo cagnolino, appoggiò la testa al finestrino.

«Non posso insegnarti una formula precisa», risposi in tono dolce. «Non sono un maestro di stelle. Posso offrirti soltanto le cose che ho imparato nella mia vita, una manciata di verità che, come tutte le verità, si possono trasmettere solo attraverso l'amore. Ma tu, come tutti noi, serbi dentro di te la capacità di amare, e tanto basta, non ti serve altro. Quando hai qualche dubbio, cerca dentro di te, e se avrai abbastanza pazienza, troverai sempre la risposta giusta.»

Ma ormai non mi ascoltava più. Forse aveva scoperto che nella terra dei sogni tutti possiamo essere principi e stelle.