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mercoledì 20 maggio 2015

Il ritorno del giovane principe - A.G. Roemmers

Non scrivo sul blog da un bel po’. Oggi torno qui con una favola che parla di ritorni (niente di premeditato), di crescita, di aspettative, di illusioni, di cambiamenti. Niente di strano che un viaggio particolare abbia un protagonista altrettanto speciale. Il piccolo principe torna un po’ cresciuto, per ricordarci quanto ci era mancato, quanto l'abbiamo adorato la prima volta.
Libro delicato, breve come una favola, eppure umanamente denso e significativo, Il ritorno del giovane principe, è un dolce richiamo a uno dei libri più amati di ogni tempo. Malinconico come il piccolo principe a cui si ispira, ma ricchissimo di precetti, a cui concedere più di una lettura, e di colorati e splendidi disegni.
 Capitolo 15
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Ero totalmente assorto nel piacere della mia guida sportiva lungo la sinuosa strada che costeggiava la riva di un ampio lago, in mezzo a un bosco di pini. Ogni volta che cambiavo marcia, il ronzio del motore mi percorreva la schiena come un brivido. In quel momento così speciale, per un amante delle auto e della velocità come me, l'improvvisa interruzione del ragazzo mi si rovesciò addosso come una nevicata in primavera.

«Prima mi parlavi della gente seria», mi ricordò. «Cos'altro sai di loro?»

«Qualche altra cosetta», bofonchiai, rassegnato al pensiero che sarebbe stato del tutto inutile spiegargli che aveva appena mandato in frantumi un'incomparabile sinfonia meccanica.
«In fin dei conti, c'è mancato poco che anch'io mi trasformassi in uno stimato membro di questa specie.»

«E perché non è successo?» Come al solito, le domande del giovane principe erano sempre dirette al nocciolo della questione.

«Osservando la gente seria che mi circondava, tutte persone rispettabili e di successo, mi sono accorto che nessuno di loro era davvero felice.»

«Non mi verrai a dire che l'ordine e la disciplina li rendevano infelici, vero?» azzardò in tono perplesso.

«No» , risposi. «Il fatto è che le persone serie che amano tanto l'ordine, il più delle volte detestano le sorprese e qualsiasi cosa sfugga al loro controllo. Ma più controllo esercitano, meno riescono a godere. Amano vivere in un mondo senza stupore né meraviglia. I cambiamenti, per quanto piccoli, scatenano la loro rabbia o preoccupazione, e la nostra instabile realtà nasconde innumerevoli occasioni per entrambe le cose.»

«Questo mi ricorda un lampionaio che non riusciva a tradire la sua consegna», spiegò il giovane principe. «Quando il pianeta su cui viveva si era messo a girare più in fretta, il suo lavoro era diventato infernale.»

«Be’», proseguii, «queste persone vivono la loro vita come il loro necrologio, in stile altisonante ed effimero, anche se magari non fanno altro che collezionare medaglie e diplomi. Nessuno ha il coraggio di aggiungere una nota al piede con scritto: “E nonostante tutto, non è stato felice”. Il cielo scrive sulla sua volta l'epitaffio che meritano con le stelle cadenti.»

«Nessuno dovrebbe inorgoglirsi di essere una stella cadente», fece notare lui.

«No, in effetti no», concordai. E poi aggiunsi: «Sono come piccole fiammelle che si spengono rapidamente, come lucciole nell'abisso del tempo.»

«Poi ci sono degli altri», proseguii nel mio ragionamento, «che, quando affrontano la realtà, sono incapaci di rinunciare ai propri ideali (da persone serie quali sono) e cercano di proteggerli con tale veemenza che finiscono per innalzare un muro attorno a sé che serve solo ad asfissiare il proprio spirito. Alle volte questo muro è costruito in maniera così perfetta che non riescono più a trovare neppure una fessura attraverso cui rientrare. E così rimangono chiusi fuori, come marionette senza fili, come fantasmi che non sanno chi sono, da dove vengono, né dove vanno. Il loro mondo vaga senza proposito e con il passare del tempo diventa freddo come una cometa.»

«Non voglio essere una cometa» precisò il giovane principe, prima di chiedere, «Che cos'è un fantasma?».

«Un fantasma è un'immagine priva di contenuto, un'ombra, un'apparenza carente di materia.» Quindi aggiunsi: «C'è gente convinta che i fantasmi non esistano. Io invece credo di sì, e che siano anzi molto numerosi, sparsi un po’ dappertutto. Per me, i fantasmi sono le persone che non hanno cuore.»

«Non voglio essere neanche un fantasma», rifletté il giovane principe, sempre più consapevole di quanto sia difficile crescere.

«In questo caso, non tradire i tuoi desideri, e non seppellirli dentro di te finché non saranno morti di stenti. Impara a combinare la realtà con le tue aspirazioni. Da’ il meglio di te, in tutto ciò che fai, come riflesso del tuo spirito, e offri il meglio di te ai tuoi simili, come riflesso del tuo amore. Vedrai che il mondo diventerà come quegli specchi deformanti, che riflettono e restituiscono ingigantito tutto ciò che darai senza un secondo fine. Perché l'unico modo di circondarti d'amore è offrirlo agli altri. A un certo punto, ti troverai a dover scegliere tra un mondo che gira solo intorno a te, come nell'infanzia e un mondo aperto agli altri, quello della maturità. Sarà allora che dovrai spogliarti dei tuoi capricci, delle norme rigide e dell'egolatria per crescere nella convinzione di difendere principi più nobili. Ama te stesso e riuscirai ad amare gli altri. Ama i tuoi sogni e portai usarli per costruire un mondo caldo e bello, pieno di sorrisi e di abbracci. Sarà un mondo in cui avrai voglia di vivere, che girerà su un'orbita multicolore. Se ci credi davvero e lo costruirai giorno dopo giorno in ogni tuo gesto, quel mondo diventerà possibile. E sarà la ricompensa delle tue buone azioni, perché non ho mai visto nessuno godere pienamente di una felicità immeritata. Solo le persone che amano davvero sono come stelle, e la loro luce continua a brillare su di noi anche dopo che se ne sono andate. »

Quando parlò, sentii l'emozione e il fervore vibrare nelle sue parole: «Quando morirò, voglio diventare una stella. Insegnami a vivere in modo che possa diventare una stella». Poi tenendo abbracciato il suo cagnolino, appoggiò la testa al finestrino.

«Non posso insegnarti una formula precisa», risposi in tono dolce. «Non sono un maestro di stelle. Posso offrirti soltanto le cose che ho imparato nella mia vita, una manciata di verità che, come tutte le verità, si possono trasmettere solo attraverso l'amore. Ma tu, come tutti noi, serbi dentro di te la capacità di amare, e tanto basta, non ti serve altro. Quando hai qualche dubbio, cerca dentro di te, e se avrai abbastanza pazienza, troverai sempre la risposta giusta.»

Ma ormai non mi ascoltava più. Forse aveva scoperto che nella terra dei sogni tutti possiamo essere principi e stelle.


2 commenti:

  1. Articolo davvero interessante! Ho amato Il piccolo principe e vederlo o rileggerlo é sempre una grandissima emozione :)

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  2. Infatti l'illustrazione mi aveva subito fatto pensare al piccolo principe.
    Che libro grazioso mi hai fatto scoprire! Grazie!

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