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martedì 25 novembre 2014

Stoner - John Williams


È difficile ammetterlo ma scrivere recensioni, o meglio dei commenti su un libro, è qualcosa di molto simile a una sfida. Quando te ne accorgi, sei già entrato in competizione con l'opera, stai già cercando migliaia di parole ancora più speciali di quelle che ti hanno fatto tremolare l'anima, e sul cui significato complessivo ancora ti interroghi.  Ci sono casi però in cui resterai senza parole da dire, senza pensieri da pensare, solo con i tuoi brividi e con una specie di fredda nostalgia a inebetirti il cervello. È quello che succede quando leggi un libro speciale, e di libri speciali ce ne sono pochi. Uno di questi è Stoner. È quel tipo di libro che leggi senza pensare al numero delle pagine, senza neanche vederle le pagine, senza vedere quei numeretti stampati sul margine che indicano quanto sei più o meno lontano dalla fine, dal significato profondo del libro. È strano perché sensazioni del genere solitamente capitano con i fantasy o con i libri che parlano di cose che non c'entrano nulla con la realtà. Stoner, invece, è reale. C'è almeno un personaggio nel libro con cui possiamo identificarci completamente. È un libro con una trama semplice, pur non essendo un libro che si dimentica, eppure vorremo rileggerlo sempre un'altra volta. Su di lui The New Yorker : "Il più bel romanzo americano che non avete ancora letto." Ed è vero, è tra i romanzi più belli che non avete ancora letto, il romanzo che state cercando, un romanzo che parla di tutti, che parla dell'uomo.

Stoner nasce in una famiglia di contadini. Quando raggiunge l'età, viene spinto dal padre a iscriversi alla facoltà di agraria. Si trasferisce a Columbia dove studia agraria, svolge mansione umilianti per potersi permettere l'alloggio presso dei lontani parenti dei suoi genitori. L'incontro con la letteratura inglese, insegnata dal professore Archer Sloane, sarà il primo vero motivo di turbamento per Stoner, il suo primo vero interesse. È qui che inizia veramente la storia, e anche la vita di Stoner, perché forse si può dire che la vita di un uomo comincia veramente solo quando egli incontra le sue passioni. E la passione di Stoner è tanto forte da riverberarsi nei suoi occhi e consentire ad Archer Sloane, professore di letteratura inglese che Stoner ammira, di cogliere quella fiamma e in base a essa di predirgli il suo destino. Stoner diventerà un professore. 
E così assistiamo al compimento di questo destino, agli eventi che ne increspano il tranquillo dispiegarsi, mentre Stoner avanza passo dopo passo, tra quelle che sono le sue conquiste ma anche le sue sfortune, armi a doppio taglio. Vorremmo urlare a Stoner i nostri consigli, perché dopo le prime cento pagine, ci sembra così naturale leggere di lui, che crederemmo quasi di potergli camminare accanto, che le orme impresse accanto alle sue nelle neve non siano altro che le nostre. Ma in fondo non possiamo fare niente. È la normalissima vita di un uomo quella che ci fa sobbalzare eppure vi cogliamo incessantemente, in ogni evento, piccolo o grande, una strana aura di mistero, da cui sorgono infinite domande. Che cosa turba Archer Sloane? Cosa induce Edith a nascondersi dentro se stessa, cosa impedisce a Stoner e a Edith di amarsi? Che rapporto c'è tra il professor Lomax e lo studente Charles Walker che li accomuna aldilà del loro corpo martoriato? Potrete solo immaginare delle risposte, perché niente viene spiegato, approfondito, scandagliato. Eppure è nascosto abilmentre tra le righe, neanche tanto distante dal significato superficiale, da impedirci di coglierlo. E quando lo vediamo, ne siamo sopraffatti, ammaliati, incantati, complici le parole scelte, i discorsi, le descrizioni, tutti frutti della scrittura meravigliosa di John Williams. 
Stoner è un libro che non potrete dimenticare, né subito dopo dopo averlo letto, né mai. 
Ci sono tantissime frasi bellissime che vorrei riportare qui, ma rovinerei la magia di leggerle per la prima volta nel contesto del libro, quindi ne scriverò solo due. 
La prima è questa:
Pag.226
"Quando era giovanissimo, Stoner pensava che l'amore fosse uno stato assoluto dell'essere a cui un uomo, se fortunato, poteva avere il privilegio di accedere. Durante la maturità, l'aveva invece liquidato come il paradiso di una falsa religione, da contemplare con scettica ironia, soave e navigato disprezzo, e vergognosa nostalgia. Arrivato alla mezza età, cominciava a capire che non era né un'illusione né uno stato di grazia: lo vedeva come una parte del divenire umano, una condizione inventata e modificata momento per momento, e giorno dopo giorno, dalla volontà, dall'intelligenza, e dal cuore."


Pag.39: "Tu credi che ci sia qualcosa qui, che va trovato. Nel mondo reale scopriresti subito la verità. Anche tu sei votato al fallimento. Ma anziché combattere il mondo, ti lasceresti masticare e sputare via, per ritrovarti in terra a chiederti cos'è andato storto. Perché ti aspetti sempre che il mondo sia qualcosa che non è, qualcosa che non vuole essere."

1 commento:

  1. Hai pienamente ragione sulla difficoltà di scrivere recensioni, soprattutto se il libro in questione è piaciuto molto e non si vuole banalizzarlo.
    Stoner non l'ho ancora letto ma è uno dei miei milioni di obiettivi futuri... Adesso sto cercando di trovare le parole per rendere al meglio i racconti de Il vento distante di José Emilio Pacheco, ma la vedo dura.

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