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lunedì 3 novembre 2014

Viaggio al termine della notte - Louis-Ferdinand Céline

Ci stavo arrivando a questo post, alla fine di questo viaggio, sempre se un viaggio come questo può veramente mai finire. Ma di restituirmi il pezzo di anima che c'ho lasciato dentro, questo libro non ne vuole proprio sapere. Respiro un'ultima volta le pagine, come faccio all'inizio e alla fine di ogni lettura, rileggo l'inizio e penso a come non ho fatto caso, per niente, che quelle prime parole ( "È cominciata così. Io, avevo mai detto niente. Niente. È Arthur Ganate che mi ha fatto parlare.") già mi avevano travolto nel disvelamento di questa cosa oscura e pesante che è sto libro. Perché l'opera più importante di Céline, è di un nichilismo, decadentismo, pessimismo così potenti che si legge ogni pagina lentamente, senza respiro, come si rimarrebbe se fosse possibile per qualche oscura magia rinchiudere tutta la razza umana nel buio della propria coscienza.

Sono due mesi che sono rimasta appiccicata al libro, senza nessuna possibilità di dimenticarlo, tentando di ricostruire in tutti i modi la mia umanità e quella di tutti gli altri, così brutalmente distrutte e distaccate dal mondo, quello bello, a causa di questo orrorifico e disumanizzante viaggio infinito verso la fine della notte, che non si sa mai cosa ci sia ancora dietro il velo buio delle notti, quale altra storia di cui temere, quale altra morte, quale altra distruzione. Tutto è risucchiato dalla notte.
Se rimane ancora qualcosa di bello, di caldo dentro l'anima degli uomini, se ancora esiste un'anima mi vien da dubitarne a ogni parola, a ogni frase di Céline, dentro questo marasma denso e disperato che è la vita. 
Non so se lo consiglio, preferisco consigliare cose che fanno sorridere, che fanno pensare a un po' di luce perché di tenebra ce n'è abbastanza e forse non c'è nemmeno bisogno di parlarne troppo. 
Ma voglio dare tutte le stelle che posso allo stile, alle parole che sibilano come proiettili mentre ti entrano dentro, e mentre ti avvelenano pensi che vorresti proprio scrivere così, ma per scrivere che non è affatto vero tutto questo, che c'è ancora un po' di speranza, che non è tutta guerra e morte, questa storia qua, questa storia nostra.

Pag. 227 ed. Corbaccio
"Allora i sogni affiorano nella notte per andare a incendiarsi nel miraggio della luce che si muove. Non è affatto la vita quella che accade sugli schermi, resta dentro un grande spazio torbido, per i poveri, per i sogni e per i morti. Bisogna fare in fretta a ingozzarsi di sogni per attraversare la vita che vi aspetta fuori, usciti dal cinema, resistere qualche giorno in più attraverso quell'atrocità di cose e di uomini. Uno sceglie tra i sogni quelli che gli riscaldano meglio l'anima."

Pag. 232
"Allora di colpo tutto diventa semplice, divinamente, senza dubbio, tutto quel che era così complicato un momento prima...tutto si trasforma e il mondo paurosamente ostile si mette di colpo a rotolare ai tuoi piedi come una palla sorniona, docile e vellutata. Allora forse la perdi in quello stesso istante l'abitudine spossante di fantasticare su quelli che ce l'hanno fatta, sulle fortune felici visto che si può toccare con mano tutto ciò. La vita, per chi non ha mezzi, è solo un lungo rifiuto in un lungo delirio e uno mica la conosce bene sul serio, ci si libera solo di quello che si possiede. E già per conto mio, a furia di prendere e lasciare sogni, avevo la coscienza in balia delle correnti d'aria, tutta escoriazione e screpolature, rovinata da far spavento."



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